“Questo non è un giudizio critico, ma quello che provo e penso quando guardo i quadri di Alioune. Ciò che più mi colpisce è la sintesi di astrazione e figurazione, individualità e appartenenza ad una dimensione culturale e comunitaria. Questa sintesi si traduce in una grande libertà espressiva che non è, però, fine a sè stessa, ma nasconde un contenuto profondo. La sua pittura mi sembra un rito e, al tempo stesso, una evocazione di immagini del suo vissuto più profondo.”

Giovanna Villa, pittrice

Testo redatto in occasione della mostra “QUADRI IN CUI INCAMMINARSI”, Galleria Blancheart, Milano 2022

Da 30 anni ho la fortuna di avere numerosi amici senegalesi, alcuni di loro, per anni, sono venuti a trovarci nella nostra galleria di fronte alla Basilica di Sant’Ambrogio. C’era l’antiquario che vendeva sculture gabonesi autentiche anche ai musei, c’era lo scrittore che si è poi affermato come voce intellettuale intelligente nella città di Milano, c’erano e ci sono ragazzi più giovani che vendono accendini. L’andatura delle loro parole e la musica delle loro intonazioni mi hanno sempre colpito. Un nome però lo voglio fare: è quello di Bada Diop, il decano dei senegalesi in Italia. Aveva la barba bianca e chiamava mia madre, mamma. Siamo stati profondamente amici. Ai cento anni di mio padre era seduto al tavolo d’onore e sembrava un re. Anni dopo sarei andato a cercare le sue tracce a Touba, città santa del Muridismo, una confraternita islamica pacifica, fondata da Cheikh Modou Bamba e dai suoi seguaci, fra cui il più importante, Cheikh Ibrahima Fall, un lavoratore mistico al cui confronto il compagno Stakanov era un pelandrone. Con Philippe Daverio e una nutrita troupe di operatori sono stato in Senegal per la trasmissione Passepartout. La nostra guida era Jean Fall, un colonnello di cavalleria che ci ha condotti ovunque in questa nostra ricerca delle origini e delle ragioni del Muridismo. Ci siamo imbattuti subito nella figura dei baye fall. Baye fall è chiunque sia seguace di Cheikh Ibrahima Fall, chiamato Lamp Fall baboul mouridina, la luce della fede e la porta del Muridismo. I Baye fall sono soldati della pace che sacrificano la loro vita per il Marabout (il loro capo religioso) e per tutti gli altri. L’aureola che vediamo attorno alla testa dei santi nei quadri antichi è della stessa qualità di quella che, chi sa osservare e percepire, nota intorno al capo di un Baye fall.

Alioune Badara Ndiaye ha alle sue spalle un percorso rinascimentale, fin dall’età di 8 anni, incoraggiato dai genitori che avevano intuito il talento artistico del piccolo Alioune, cominciò a frequentare la bottega dello zio Baba Ndiaye, pittore affermato in Senegal. Sin dall’inizio Alioune sviluppa uno stile personale, quello stile da autodidatta che, dopo 28 anni di pratica, lo ha portato a condurci per mano nei sui quadri, a percorrerli con lui. La sua tecnica non è sbandierata, ma sopraffina, Gli Umani Volti che conosciamo guardando i suoi lavori diventano anche nostri amici e nostre guide.

In questa mostra c’è una sintonia impressionante fra l’architettura quattrocentesca dell’Antiquum Oratorium Passionis, alla Basilica di Sant’Ambrogio, gli affreschi dei Luini alle pareti e i quadri del pittore senegalese. Avvicinatevi alle tele. Chi ha occasione di leggere questo testo prima della mostra, venga con una lente di ingrandimento e la accosti ai quadri, vedrà emergere un’infinità di personaggi, ognuno con la sua storia, proprio come avviene tuttora in Medio Oriente con la lettura seria della tazza di caffè. I personaggi non sono senegalesi, non sono italiani, sono esseri umani che appartengono a tutte le nazioni, come sosteneva nel suo messaggio di unione Cheikh Modou Bamba, 100 anni fa.

Jean Blanchaert